Carissimi Confratelli e Consorelle,

 

la grazia del Signore Gesù Cristo sia nel cuore di ciascuno e nella vita delle nostre comunità.

 

Lodiamo insieme il Signore

 

Il periodo estivo è sempre una possibilità, nel limite delle condizioni personali e comunitarie, per ritemprare lo spirito e offrire un giusto riposo fisico dopo le necessarie fatiche accumulate nel corso dell’anno pastorale. L’estate è il tempo del “Laudato sì” in quanto la natura ci invita a guardarla con stupore mentre ci chiediamo, come ci invita a fare Papa Francesco, “A che scopo passiamo da questo mondo? Per quale fine siamo venuti in questa vita? Per che scopo lavoriamo e lottiamo? Perché questa terra ha bisogno di noi?” (LS, 160).

 

Spero che tutti voi, carissimi Confratelli e le Consorelle, abbiate potuto usufruire di questo spazio di riposo e di lode, che ognuno abbia potuto sussurrare “Laudato sì, mì Signore”, facendo propria l’invocazione di S. Francesco d’Assisi nel Cantico delle creature, maturando così l’attitudine alla dimensione contemplativa dell’esistenza, la capacità di “coltivare e custodire” il giardino del mondo (LS, 67), perché la creazione appartiene all’ordine dell’amore (LS, 77) e procede verso Dio.

 

Questa coltivazione e cura, non dimentichiamolo, non è solo un fatto esteriore, ma tocca il più profondo dell’anima, quello spazio di giardino interiore, quel “castello interiore” che ci ricorda che tutte le creature avanzano, insieme a noi e attraverso di noi, verso la meta comune che è Dio (LS, 83). Siamo una carovana umana, una cordata verso il cielo, un immenso popolo, sebbene ognuno è anche il proprio giardino e la propria casa.

 

In queste parole c’è un capovolgimento di prospettiva che potremmo leggere in termini ecclesiali ed umani, ma che potremmo applicare anche alla vita delle nostre comunità. Non si vede cioè l’universo come convergente verso l’uomo e inteso in funzione sua, questo produrrebbe egoismi ed egocentrismi, ma l’uomo dentro la rete di relazioni globali fra tutte le creature, dentro le relazioni della comunità e della Provincia, della Chiesa e del mondo.

 

Questo ci ricorda che tutto nel mondo è intimamente connesso e serve una consapevolezza di comunione più ampia per poter costruire la civiltà dell’amore: “creati dallo stesso Padre, noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale” la quale ci spinge a “un rispetto sacro, amorevole e umile” (LS, 89).

 

Carissimi Confratelli e Consorelle, non è mai abbastanza la comunione che costruiamo e non ci appagheranno le relazioni che viviamo, aspiriamo ai carismi più grandi (1 Cor 12, 31), a quello stile che fa di noi “amigos fuertes de Dios” (S. Teresa di Gesù), cercatori di quella bellezza che è intessuta di rispetto, di stima reciproca, di benevolenza, di cordialità. Tutti possiamo sbagliare e il Provinciale è il primo a doversi mettere in discussione quando la comunione non decolla, quando si denotano fatiche nella comunione e nella fraternità. Io vi chiedo di aiutarmi a tessere comunione, perché ciascuno di Voi mi sta a cuore.

 

Per leggere il resto della lettera del Padre Provinciale, scaricare il seguente file allegato: